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SUGGERIMENTI


(dove mangiare)

-

(dove dormire)

Villaggio Hanok

(cosa vedere)


Cheomseongdae
839-1 Inwang-dong, Gyeongju-si
Gyeongsangbuk-do

Yangdong folk village
134 Yangdongmaeul-gil, Gangdong-myeon
Gyeongju-si, Gyeongsangbuk-do

Woljeonggyo Bridge
48 Gyo-dong, Gyeongju-si
Gyeongsangbuk-do

Palazzo Donggung
102, Wonhwa-ro,
Gyeongju-si, Gyeongsangbuk-do

Foto


Thumbnail Caffe e dolce tipico di Gyeongju
Thumbnail Statue ambigue coreane
Thumbnail Korean shopping street
Thumbnail Yangdong folk village
Thumbnail antico osservatorio astronomico Cheomseongdae
Thumbnail Woljeonggyo at sunset
Thumbnail Mool Bi Bim Naengmyeon
Thumbnail Ravioli coreani al vapore
Thumbnail coreana
Thumbnail Mario e Simona in Corea

Yangdong folk village e ponte Woljeonggyo

18g - Visita la villaggio storico contadino ed i monumenti cittadini
Il sole filtra dagli infissi in legno e carta creando ombre e luci che riempiono di bellezza la stanza, ma dal nostro materasso poggiato direttamente in terra non ho la forza di alzarmi di muovere nemmeno un muscolo, resto immobile e lascio vagare solo i miei occhi che rimbalzano da un oggetto all’altro senza sosta.
C’è una lampada in carta di riso e legno che pende sospesa sul letto e delle tele montante in cornici di legno grezzo che rappresentano motivi floreali molto colorati, di lato al letto invece ci sono un tavolino basso con la tv a schermo piatto e le nostre valige aperte con gli abiti gettati a casaccio che creano confusione e rompono l’armonia della stanza.
Dal giardino esterno non ci sono rumori, sembra tutto tacere, tranne il cagnolino della signora che abbaia e che ci ricorda della sua presenza.

La signora, credendo di farci un favore, ci ha preparato la colazione europea, non può sapere che quando siamo in viaggio la cosa che più amiamo è immergerci nella cultura del posto rispettandone anche le usanze e così un po’ deluso, decido di prenderla da parte e chiederle se domani può prepararci quella coreana.
Lei mi sembra meravigliata, deve essere abituata ai turisti che vanno all’estero per continuare a mangiare il solito cornetto alla crema, ma poi capisce e dopo averci spiegato nei dettagli cosa mangiano, per paura di turbarci troppo, ci fa capire che sarà felice ed onorata di prepararci una colazione coreana.
Ringrazio mostrandole tutti i miei denti e le spiego che per me sarà un vero onore e piacere provare la sua cucina.

Anche oggi la giornata sarà calda, nonostante sia ancora mattina presto ci sono già 25 gradi ed il solito cielo velato e nuvoloso che ci accompagna da una settimana e che crea una piacevole cappa di umidità.
La signora è veramente gentilissima, prima di lasciarci andare ci fa mille raccomandazioni relative al caldo e lo stare attenti a non prendere un’insolazione e ci regala una bottiglietta di tè che ha messo a ghiacciare nel congelatore, dicendo che possiamo sorseggiarla man mano che si scioglie per rinfrescarci.
 
Caffe e dolce tipico di Gyeongju
Nel primo caffè che incrociamo lungo le strade del villaggio Hanok dove siamo ospiti per la notte, ci fermiamo, con la speranza di rimediare un espresso, ma quello che ci servono è una brodaglia che ha soltanto l’aroma del caffè. Per fortuna ci offrono i dolci tipici del posto che sono fantastici e rendono meno triste la brodaglia che ci hanno spacciato per caffè.
Sono dei dolci di una pasta morbida e sottile che avvolge un ripieno di fagioli Azuki leggermente dolce e compatto e potrei mangiarne fino a scoppiare.
 
Statue ambigue coreane
L’arte coreana è molto particolare, specialmente queste statuette che si trovano lungo le strade, non so a che periodo siano ispirate e se si tratti di arte moderna o di riproduzioni di arti preistoriche, ma sono molto esplicative. Il bambino seduto in terra che si lamenta, credo abbia dei problemi all’inguine, ma non ne posso essere del tutto sicuro.

Korean shopping street
 Le strade principali dello shopping sono sempre molto carine e pittoresche qui in corea, sono pulite e molto curate anche dal punto di vista estetico. I marciapiedi sono a raso con la carreggiata che segue curve sinuose invece di essere diritta e non passano automobili se non in casi particolari.
E’ piacevole passeggiare anche quando i negozi sono chiusi e non c’è quasi nessuno, si possono osservare meglio le vetrine e soffermarsi a guardare le statue che appaiono ad intervalli regolari lungo la strada.

La cittadina si attiva lentamente e nessuno sembra avere fretta, è una specie di lento risveglio e pure chi deve recarsi al lavoro, sembra lo faccia con una estrema calma, una sorta di andamento lento e perpetuo che non affligge però anche gli autisti degli autobus, quelli continuano ad essere frenetici e nervosi nella guida, perché devono vincere il gran premio degli autobus.

Passano tantissimi autobus, tranne quello che ci serve e comincio ad aver bisogno di un bagno, non so se sia il cibo coreano o l’età che avanza ma ho bisogno di andarci un pò troppo spesso, per fortuna qui si trovano facilmente e sono sicuro che ne troveremo uno appena scesi dall'autobus.

Quello che siamo venuti a vedere è un villaggio storico contadino, il Yangdong folk village che si trova un pò lontano dal centro, in una radura sotto il sole caldo e si raggiunge con un autobus e molti passi a piedi.
Alcuni edifici sono vecchie ricostruzioni visitabili, altri invece sono vere e proprie abitazioni, dove non si può entrare perché ci abitano ancora le famiglie che da generazioni si tramandano i vecchi possedimenti.
Molte case hanno i tetti in paglia e centinaia di anni di storia alle spalle, piccoli giardini e campi coltivati lungo il canale di irrigazioni che scorre al centro della valle.
Fa veramente troppo caldo e per questo non incontriamo molta gente, tranne qualche contadino che raccoglie delle verdure nei campi, tutto il resto del villaggio è molto silenzioso ed a parte le distese di peperoncini a seccare che sono presenti in tutti i giardini delle abitazioni, non si sente anima viva.
Non ci hanno proposto visite guidate e quindi stiamo procedendo senza informazioni ne supporto a visitare il villaggio da soli, per poi scoprire che ci sono delle visite in inglese che partono ogni due/tre ore ed una è arrivata qui al tempio proprio in questo momento. Ci avviciniamo per cercare di carpire qualche informazioni, ma non riesco a capire molto tranne che si tratta del tempio del villaggio dove la gente si reca per chiedere raccolti più abbondanti.

Yangdong folk village
Le abitazioni più importanti e grandi sono costruite sulle colline e bisogna camminare molto per andare a visitarle, un continuo sali e scendi su sentieri anche comodi, rivestiti a volte di manti di canapa intrecciata che aiutano a non scivolare e tengono il percorso più pulito.
Le informazioni in inglese sono rare, quasi tutti i pannelli informativi sono così sbiaditi dal sole e non si riescono a leggere e la maggior parte delle case non sono visibili, perché sono proprietà private.
Ci si deve accontentare di alcuni giardini che lasciano aperti al pubblico ma i nessun caso si può entrare in una casa abitata e vedere come vivono le persone. Non c’è alcun contatto umano ne un luogo di ristoro in cui comprare qualcosa da bere o mangiare.
Quello che sembra un mini ristorante/bar casalingo è chiuso e noi non ci siamo attrezzati portandoci dietro qualcosa da mangiare, siamo accaldati ed affamati e non ci sono speranze di trovare cibo, tranne dei gelati ed il caffè.

Dopo quattro ore di sali e scendi dalle colline, stanchi, affamati ed un po’ delusi ci incamminiamo verso l’uscita del villaggio dove incrociamo un’altra guida con un gruppo di visitatori. La guida ci si avvicina e ci chiede se abbiamo bisogno di aiuto e se vogliamo partecipare alla visita guidata con loro, noi avremmo voluto se l’avessimo incontrata all’ingresso, ma ora non abbiamo più le forze ne la volontà per affrontare un nuovo giro.

Come un miraggio in pieno deserto, ci appare da lontano una caffetteria che per fortuna non svanisce man mano che ci avviciniamo, ma si rivela essere una vera oasi di salvezza.
Ci fermiamo e riusciamo a rimediare quel poco che hanno, un sandwich al pollo e del latte di riso dolce da bere.
Mi domando perplesso quale sia il motivo di portare avanti un’attività del genere senza rifornirla di cibo o cose da vendere. Entrano anche altri clienti, ma quando si accorgono che non c’è niente da comprare vanno via delusi.
Per loro è solo una fortuna, perché il sandwich è davvero pessimo, costa ben 6€ ed è fatto con pane vecchio e scongelato al microonde.
Evidentemente non hanno bisogno di clienti ne di soldi e mantengono aperta l’attività soltanto perché non hanno altro di meglio da fare che starsene qui a non fare niente.

La solita attesa del bus ci fa perdere almeno 20 minuti che impegnamo in maniera poco costruttiva, leggendo banali status su Facebook. Di fianco a noi ci sono tre americani, almeno credo lo siano perché parlano inglese, sono vestiti male ed hanno un modo di mangiarsi le parole che ricorda tanto quello degli americani. Nemmeno loro sembrano troppo interessati a fare qualcosa di diverso che starsene immersi nel loro smartphone. Sono sicuro che se ci trovassimo in un epoca del passato, senza la tecnologia moderna, staremmo facendo conoscenza e parlando della nostra esperienza di viaggio, ma questa modernità ci rende tutti ermetici ed isolati e preclude molti dei contatti sociali e reali che potremmo avere.
antico osservatorio astronomico Cheomseongdae
Tornati nel parco cittadino, tra i tumuli che ospitano le tombe dei re ed i campi di papaveri, ci fermiamo a visitare il più antico osservatorio astronomico del est dell’Asia, il Cheomseongdae una torre di pietre alta 5 metri, risalente al settimo secolo, con dei fori di lato ed in alto che permettevano l’osservazione delle stelle.
Per entrare nel recinto che la contiene si paga un biglietto economico e si ha la possibilità di girarci intorno ed osservarla da varie angolazioni, ne approfitto per fotografarla e per restare un attimo seduto a riposare sulla panchina ad osservare i passanti che si fanno i selfie.
In realtà si vede anche dall’estero, soltanto che per una volta ho preferito vederla da vicino. Per la serata invece abbiamo già comprato un biglietto per entrare al palazzo dell’Impero di mille anni dei Silla, in modo da poterlo fotografare con l’illuminazione serale ed i riflessi sull’acqua

Woljeonggyo at sunset
Non ci resta che continuare a passeggiare e fermarci ogni tanto a fare qualche foto, ma siamo stanchi e ci trasciniamo lentamente lungo le strade senza una vera metà.
Quando le luci del tramonto cominciano a rendere i toni più caldi, chiedo a Simona un ulteriore sforzo per andare a vedere il nuovamente Il ponte Woljeonggyo al tramonto, non è troppo vicino, si trova ai margini della centro storico oltre il villaggio dove alloggiamo, ma cosa non si farebbe per una fotografia.
Il Woljeonggyo è fu costruito durante il regno del re Gyeongdeok, il 35° re dei Silla, ma quello attuale è solo una ricostruzione del ponte originario.
Con la luce del tramonto di lato ed il riflesso specchiato nel fiume diventa davvero un luogo romantico dove siamo rimasti seduti aspettando il calar della sera e l’ora di cena.
Ci sono molti posti qui in zona per mangiare, ma siamo indecisi e ci lasciamo stranamente tentare da un pub hamburgeria che sembra frequentato da moltissimi giovani festanti. Lo facciamo più che altro perché speriamo di mangiare in fretta e perché Simona pare non possa più vivere senza un hamburger, solo che dopo 40 minuti di attesa ad un tavolino, senza che nessuno venga a servirci, decidiamo di andare via.

Di fianco locale c’è un ristorante che vende piatti tipici coreani, è grande e pulito, sembra anche molto lussuoso e come gli altri, in questa zona non ha i prezzi esposti.
È che non abbiamo tempo di cercare in giro altri posti, così entriamo e ci sediamo. Voglio ordinare un piatto molto piccante dal menù, ma il cameriere me lo sconsiglia in tutti i modi dicendo che è qualcosa di troppo piccante anche per lui che mangia piccante tutti i giorni, allora desisto e mi faccio consigliare qualche altro piatto tipico.

Mool Bi Bim Naengmyeon
 Il piatto che mi ha consigliato mi pare si chiami, Mool Bi Bim Naengmyeon, una cosa assolutamente inpronunciabile e sono noodles freddi di grano saraceno, con salsa speciale fredda e salsa piccante, serviti in una ciotola di metallo che serve a tenerli freddi più a lungo.
Sono qualcosa di eccezionale, molto freschi e dal gusto delicato, un po’ piccanti e che ricordano nel gusto anche il tè freddo. Anche le Le verdure che sono nel piatto sono gustose, ci sono zucchine ed alghe secche e donano un tocco di sapore in più, per poi concludere con l’immancabile mezzo uovo sodo, sempre presente nelle zuppe in oriente.
La versione di Simona è simile, solo più dolciastra e non piccante ed è uno dei piatti che preferisce qui in Corea.
 
Ravioli coreani al vapore
Per accompagnarli ci facciamo servire dei ravioli di verdure al vapore. Sono ottimi e giganti, hanno all’interno un misto di verdure scure che li rende freschi e leggeri, ma una persistenza di aglio troppo forte che difficilmente abbandona il palato e che ci accompagnerà credo per tutta la serata.
  
coreana

Mario e Simona in Corea
Il palazzo Donggung di sera è meraviglioso ed con la sua illuminazione serale, davvero affascinante, moltissima gente viene qui per fotografarlo ed ammirarlo e quello che credevo fosse un tour tranquillo e solitario si trasforma in una folla interminabile di turisti che percorrono tutto intorno le rive del fiume e scorrono lentamente come una carovana. Mi sono portato dietro il cavalletto ma è difficile trovare posti in cui aprirlo, per scattare in pace qualche foto, la gente si sposta in continuazione ed entra nel raggio d’azione della fotocamera, ti spinge e muove il cavalletto e rende tutto molto complesso.
Infine non sono nemmeno troppo convinto del risultato ottenuto, perché le luci sono troppo forti e le parti illuminate risultano troppo chiare rispetto alle parti immerse nel buio assoluto della notte, ci vorrebbero delle esposizioni multiple, ma non c’è la pace necessaria per mettersi a fare questo tipo di fotografie, così decidiamo di andarcene, dopo aver fatto tutto il giro accodati alla folia.

Anche stasera c’è un concerto, questa volta si tratta di gruppi di danzatrici in maschera, con ventagli ed abiti tradizionali, si esibiscono in danze coreografiche di gruppo davvero affascinanti.
C’è troppa gente per avvicinarsi e quindi provo a scattare delle foto da lontano e girare un piccolo video, anche se l’illuminazione e scarsa e la posizione non mi permette di avere una buona inquadratura.

Woljeonggyo in the night
Per non farci mancare niente, decidiamo prima di tornare a morire sul letto in camera, di tornare a vedere il ponte in piena notte, deve essere bello, tuto illuminato e specchiato nelle acque ormai nere come la pece.
Infatti è così affascinante che decido di scendere lungo la riva e di camminare sui sassi che attraversano il fiume per fargli una foto più interessante.

  • Se vuoi vedere l'album fotografico di Gyeongju clicca su questo link
  • Se vuoi vedere le foto del villaggio Yangdong folk village clicca su questo link


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