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Villaggio Hanok

(cosa vedere)


Gyeongju East Palace Garden
74-14 Bomun-ro, Bukgun-dong
Gyeongju-si, Gyeongsangbuk-do

Gyeongju Bird Park
보문로 74-14, Gyeongju-si
Gyeongsangbuk-do

Foto


Thumbnail Sentieri bosco Gyeongju
Thumbnail Pescatore Coreano
Thumbnail Tombe fondatori impero Silla
Thumbnail I pappagallini invadenti
Thumbnail Simona tra i pappagalli
Thumbnail Libellula al East Palace Garden
Thumbnail Zuppa con polipo e verdure coreana
Thumbnail donne ristorante corea
Thumbnail cotoletta al kimchi e formaggio
Thumbnail Dolcetti tipici Gyeongju

Le tombe dei re fondatori ed il Bird park

19g - I pappagalli mordenti
Stamane ci siamo alzati più felici, con l’idea di poter fare una bella colazione tradizionale coreana, la signora ha già preparato il nostro tavolo e prima ancora che si siano svegliati gli altri ospiti della casa, noi siamo già vestiti e seduti al tavolo nella sua cucina.
La colazione coreana è un vero piacere, ci sono due frittate diverse di verdure, perché il fritto in Corea non deve mancare mai, il kimchi piccante fatto in casa, un brodo di pesce da bere, la carne con l’insalata e tanti piccoli assaggi di sottaceti e verdure piccanti. Anche se impegnata, riesco a comprendere dai sorrisi che ci fa la proprietaria che è contenta che ci piaccia tutto così tanto. Stamane, dato che è domenica, ce in giro per caso anche il marito, è la prima volta che lo incontriamo e scopriamo subito che si tratta di una persona molto socievole, ma che non parla una parola di inglese.Nonostante questo piccolo inconveniente, intavoliamo una fantastica conversazione incomprensibile, che non porta da nessuna parte, ma che è una delle cose più belle del viaggiare in paesi stranieri, cercare di confrontarsi e raccontarsi, anche se l’unico linguaggio che alla fine riesce ad essere efficace è quello dei gesti e del mimare.
Per fortuna, dopo molto parole, senza aver capito cosa ci stesse davvero chiedendo, la signora, trova un minuto per sedersi vicino a noi e ci spiega che il marito voleva solo sapere quale fosse il nostro programma giornaliero e darci dei consigli su cosa fare e vedere.
Facendo finta di aver capito i consigli, lo ringraziamo e dato che sia lui che noi sembriamo più contenti, siamo grati per il fatto che abbia avuto questo pensiero carino.
La signora poi ci chiede se abbiamo dei panni da lavare, sta per fare una lavatrice e vuole lavare anche i nostri, siamo un pò imbarazzati per la cortesia, ma poi accettiamo, liberandoci di un immensa busta di panni sporchi che ci portavamo dietro da giorni, solo che togliamo le mutande, Simona dice che sembra brutto lasciare che la signora lavi anche quelle.
Sentieri bosco Gyeongju
Il programma di oggi è meno impegnativo di quello di ieri, ci dedicheremo dei tempi un tantino più dilatati, in modo da godere anche meglio delle cose che vedremo, tanto per cominciare andremo a visitare le tombe degli imperatori in una zona che riusciremo a raggiungere a piedi.
La passeggiata anche se oggi il sole è più pressante ed incisivo dei giorni precedenti, è piacevole, decidiamo di seguire dei sentieri nei campi invece di procedere lungo la strada e la fortuna ci premia facendoci incontrare una gru che se ne sta, ferma nel campo.
La gru è piccolina e ci osserva incredula, come se non avesse mai visto due stranieri. In realtà anche noi la guardiamo con sospetto, perché non siamo certo abituati a questo tipo di uccelli, forse è la seconda volta che mi ritrovo davanti una gru in libertà.
Provo a fare un video per farvela vedere, ma durante tutta la durata, resta assolutamente immobile, quasi come a fingere di essere imbalsamata, poi quando mi stanco e chiudo la ripresa, dispiega le grandi ali e come per magia vola via lontana da noi.
Pescatore Coreano
Il sentito si avvicina ad un piccolo fiume e prende a costeggiarlo, così per un bel pò di strada lo costeggiamo, ammirandone la sua assoluta immobilità che lo rende in certi tratti simile ad uno specchio. Ad un tratto notiamo un ombrellone rosso ed avvicinandoci ci accorgiamo che c’è un pescatore molto organizzato, con tanto di sedia, frigorifero e mille altri attrezzi e ben cinque canne messe a fondo nel fiume.
Non riesco proprio a capire come faccia a non intrecciare le lenze, io non ci riuscirei nemmeno con due, tanto che con gli amici ci mettevamo molto distanti per evitare di finire tutti annodati in maniera irrimediabile.

Arrivati al parco che racchiude le tombe dei fondatori dell’impero Silla ci accorgiamo che non ci sono altri visitatori oltre noi, il biglietto costa davvero pochissimo ed il venditore al botteghino sembra anche sorpreso di incontrare persone.
Tombe fondatori impero Silla
Il parco è piccolo e non c’è molto da vedere, le tombe sono dei tumuli di terra ricoperti di erba folta e ben tenuta, ma non si può entrare in nessuna tomba, ci si limita a girare intorno ai tumuli. Anche gli edifici presenti sono praticamente vuoti e non c’è quasi niente di interessante da vedere.
È comunque piacevole passeggiare nei viali alberati che regalano un pò di fresco e l’incontro con molti tipi di uccelli, se poi si ha troppo caldo si possono sfruttare i due bagni con aria condizionata per darsi una rinfrescata o bere un po’ di acqua. In uno dei due bagni c’è perfino un’altra persona, un uomo che chiuso al bagno continua a parlare da solo. Riesco a comprendere solo qualche Yeah e ye-ye che sono una sorta di affermazione discorsiva, come il nostro si, ma tutto il resto del discorso resta incomprensibile.

Quando andiamo via e ci spostiamo in un parco cittadino non troppo distante, troviamo finalmente una tomba visitabile. All’ingresso del parco ci sono due addette alla biglietteria, una ti prende i soldi e poi li infila in una macchinetta, dove premendo il tasto 2 vengono fuori due biglietti prestampati, l’altra prende i biglietti dalla collega e li strappa, lasciandoti passare.
Comprendo poco l’utilità del doppio addetto, ma non mi faccio troppe domande e penso che in fondo, così ci sono due persone a lavorare dove ce ne potrebbe essere solo una o addirittura nessuna.

Finalmente riusciamo ad entrare in una tomba, un tumulo enorme, presenta su un lato un apertura che scende in profondità sotto terra, fino a terminare in una specie di sala centrale protetta da una teca in vetro dove è possibile osservare un corredo funerario.
La stanza o buca centrale era larga circa 80 metri quadri, dove veniva messo un sarcofago in legno intagliato ed una cassa interna che conteneva un corredo funerario completo, con decorazioni in bronco ed oggetti d’oro tra cui anche la cavalcatura, fondamentale se il defunto dovesse spostarsi verso chi sa quale meta oltre la morte.
Questa sorta di stanza veniva poi coperta da una vera montagna di pietre, che poteva essere alta fino a 23 metri. Sulle pietre poi veniva steso uno fitto strato strato di terreno, che si ricopriva naturalmente di erba.
Non c’è tantissimo da vedere nella tomba, ma eravamo curiosi di sapere come fossero fatte all’interno, dato che qui sono sparse un po’ ovunque e non sono mai accessibili.
I pappagallini invadenti
Nel pomeriggio abbiamo preso l’autobus per tornare nella zona dei musei dove abbiamo deciso di visitare il Bird Park che è costruito in un magnifico edificio di vetro e metallo che somiglia ad un tempio, ma forse ve ne ho già parlato nel racconto del giorno precedente.

Nel parco è possibile vedere moltissime specie di uccelli, alcuni dei quali si possono toccare, come nel caso dei pappagalli che sono molto socievoli, al punto che, anche se non vuoi, sono loro che vengono a toccare te.
Ti salgono sulla testa, sulle mani, sulle spalle e mordicchiano qualsiasi cosa, l’etichetta dei vestiti, le cinghie delle borse e qualsiasi cosa avete di penzolante. Se non state attenti mordono perfino gli orecchini e se stanno per cadere si appendono direttamente con il becco, facendoti anche male.
Sono carini, ma dopo un po’ diventano troppo invadenti, meglio dargli la giusta confidenza ed evitare di essere troppo disponibili.
Simona tra i pappagalli
In gabbie a parte ci sono dei pappagalli molto più grandi, se ne stanno immobili sulle ringhiere e sembrano innocui ed immersi nei loro pensieri, chiaramente io sono andato a giocarci e mi sono preso un bel morso, molto più doloroso di quello dei pappagalli piccolini di prima, che mi ha fatto capire che i pappagalli sono cattivi e traditori e che forse mi odiano. Sembrano dolci e gentili e desiderosi di coccole, ma in realtà non aspettano altro che il momento migliore per azzannarti e ridere di te, si ne sono sicuro, la vedo la risata malefica che si sprigiona dai loro occhi dopo che mi hanno morso.

Dopo i pappagalli non mi sono più avvicinato molto agli altri uccelli, anche perché c’erano i tucani, e quelli hanno un becco decisamente più aggressivo e grande, ma ho fatto un giro nel rettilario dove mi sono perso per moltissimo tempo a guardare piccolissimi serpenti, ragni ed insetti chiusi nelle loro teche di vetro. Ci sono anche moltissime tartarughe, alcune davvero enormi ed in una specie di piccolo giardino, avvolte da una folla di curiosi, due esemplari si stavano esibendo in un’attività sessuale duratura.Non so quanto tempo possa durare l’accoppiamento delle tartarughe, ma dopo un po’ diventa noioso e così ci siamo spostati in una zona dove un’altra folla si era radunata. Facendoci spazio tra i molti bambini ho notato che mostravano un grande serpente di colore verde acqua che avvolgeva attorno al collo di chi si offriva volontario, così senza farmelo ripetere troppe volte da Simona, mi sono prestato alla foto di rito con il serpente che stranamente, al tatto, non era viscido come mi aspettavo, ma abbastanza secco e neppure tanto freddo.

Nella parte esterna ci sono altri tipi di animali, tutti i tipi di galline, papere, oche e similari, un paio di struzzi chiusi in un piccolo recinto sotto al sole e pure un recinto con dei cani sofferenti. Non capisco cosa ci possano fare degli husky siberiani in un Bird park in corea, ma di sicuro non stanno passando dei bei momenti con questa afa infernale che oggi si fa sentire particolarmente.
Libellula al East Palace Garden
Dal parco degli uccelli, accediamo direttamente al giardino botanico al chiuso, il Gyeongju East Palace Garden. Un giardino costruito in un edificio enorme a forma di tempio, con vetrate immense che lasciano entrare la luce del sole e mitigano la temperatura interna fino a renderla quasi tropicale.
Si possono ammirare moltissimi tipi di piante e fiori provenienti da tutte le parti del mondo ed alcuni insetti si sono infiltrati nonostante le tende di plastica, per godersi un meritato riposo sulle foglie enormi di qualcosa che somiglia ad una palma.
Restiamo per un ora a passeggiare tra le piante, tra cascate e piccoli laghetti ed un caldo che sta diventando abbastanza insopportabile ed una certa fame che comincia a farsi sentire, decidiamo di abbandonare il giardino ed andare a trovare un ristorante.

Proprio di fronte al giardino c’è una zona turistica con moltissimi ristoranti, ci facciamo un giro per cercare qualcosa di abbordabile, ma i prezzi sembrano un po’ alti, così ci mettiamo più di trenta minuti per decide di entrare in un ristorante per famiglie con moltissimi tavoli ed un insegna a forma di polipo. All’ingresso ci appioppano un biglietto con il numero e ci danno dell’acqua da bere nell’attesa che si liberi il tavolo.
Zuppa con polipo e verdure coreana
Non ci vuole molto perché il tavolo si liberi e ci facciano sedere e non credo nemmeno di aver scelto davvero cosa mangiare, in qualche modo la signora che ha preso l’ordinazione, ha deciso un po’ tutto da sola, togliendoci da qualsiasi imbarazzo.

Sul tavolo di legno scuro, levigato dal tempo e dall’usura, c’è una parte centrale che ospita un fornello a gas, la signora ci infila dentro una enorme pentola di ghisa piena di polipo, gamberi, carne, noodles, verdure e gnocchi di riso schiacciati, poi ci porta delle ciotole di riso ed i soliti antipasti e contorni che possono essere richiesti all’infinito durante tutto il pasto.
Poi accende la fiamma sotto il pentolone e ci abbandona, dobbiamo cuocere tutto da soli e decidere quando le pietanze ci sembrano cotte. Per recuperarle dal pentolone abbiamo dei cucchiai giganti di metallo e le bacchette coreane.
E’ tutto così buono ed abbiamo abbastanza fame da riuscire a spazzolare ogni cosa. Con il sugo avanzato nella pentola ed il riso bianco avanzato nelle ciotole, imitiamo il comportamento degli altri commensali.
Versiamo tutto il contenuto delle ciotole di riso sul fondo della pentola e schiacciandolo lasciamo che assorba il residuo di sugo rimasto e che diventi una sorta di frittata croccante senza uova, poi lo ripeschiamo con il cucchiaio e lo mangiamo.
donne ristorante corea
Quando chiediamo il conto mi accorgo che il locale, come molti qui in corea è gestito da sole donne e non c’è nessun dipendente uomo. Le donne gestiscono quasi tutte le attività al pubblico e mi domando cosa facciano gli uomini in corea del sud.
Le efficientissime signore, puliscono il tavolo, fanno accomodare altri clienti e contemporaneamente ci presentano un conto di soli 20000won, qualcosa come 17€.


Ritornati in centro ci fermiamo nella stazione degli autobus per acquistare in anticipo i biglietti dell’autobus per Seoul che useremo domani. Volevamo prendere quello super lusso con le poltrone letto di pelle bianca, ma non siamo risulti a trovare il biglietto, così ci siamo accontentati di un biglietto un po’ più costoso di quello base.
Passeggiando in centro, dopo l’ennesimo negozio di creme e cazzatine, ho capito come sarebbe stato l’andazzo della giornata, così ho deciso che sarebbe stato meglio separarsi e darsi direttamente appuntamento verso le 19:00 per cercare un posto dove cenare.

Seoul è stata la prima tappa del viaggio e sarà anche l’ultima ed ormai ci stiamo approssimando alla fine di questa magnifica avventura. Mi sale una tristezza solo a pensarci e non riesco più a concentrarmi su quello che mi circonda, cammino senza una meta ed uno scopo per le strade e smetto anche di osservare la gente, mi sento come in una bolla, isolato del mondo e mi sento oppresso all’idea di dover rientrare in italia e riprendere la solita noiosa routine di sempre, il solito lavoro, il solito traffico.
cotoletta al kimchi e formaggio
Questa sera, abbiamo deciso di andare su un piatto meno tradizionale, una cotoletta, in oriente sono sempre molto buone e croccantissime. Per non prendere la solita cotoletta, mi faccio portare quella al kimchi e formaggio.
Anche se la cotoletta è un cibo che l’oriente ci ha copiato, devo ammettere che sono dei veri maestri nel farla e non mi fanno rimpiangere nel la versione milanese, ne le snitzel mangiate nei nostri viaggi in Austria.
Cotoletta e sottaceti e poi in giro a trovare un dolcetto con cui chiudere in bellezza la serata.
Dolcetti tipici Gyeongju
Pare che il negozio più famoso per i dolcetti tipici si trovi proprio qui in centro ed infatti lo individuiamo subito dalla coda all’esterno. Nonostante sia tardi c’è da prendere il numeretto ed aspettare il proprio turno per comprarli e si devono prendere in un numero minimo di cinque unità. Non resisto e mi faccio dare una confezione da 20 dolcetti, ancora caldi. Qui li sfornano freschi fino a notte e fonda e la gente sembra apprezzarli. Ci fermiamo su una panchina e comincio a mangiarli, sono così buoni, ricoperti da una sottile sfoglia con il cuore ripieno di marmellata di fagioli rossi. Sono davvero poco dolci e non stucchevoli, per questo mi fanno impazzire e vorrei finire l’intera scatola, ma Simona me lo impedisce, dicendo che mi possono fare male.
Peccato, vuol dire che li mangerò domani mattina durante il viaggio verso Seoul.

  • Se vuoi vedere l'album fotografico di Gyeongju clicca su questo link


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