Firenze - Luglio 2011
Luglio 2011

SUGGERIMENTI


(dove mangiare)

Le Mossacce
Via del Proconsolo, 55r
Tel: 055294361

Il Latini
via dei Palchetti 6/r (Palazzo Rucellai)
50123 - Firenze
Tel. (+39) 055 210916 - info@illatini.com

Corner Stickhouse (GELATERIA)
La Bottega del Gelato
Via Por Santa Maria, 33 rosso

GROM (GELATERIA)
Via del Campanile angolo via delle Oche
50012 Firenze
Tel. +39 055.216158

(dove dormire)

La locandiera
Via della Scala, 48
Tel: +39 055 0935392
Fax: +39 055 3980975
E-Mail: info@la-locandiera.com

(cosa vedere)

Troppe - Comprare una guida di Firenze

Primo giorno - Firenze in tre giorni

Diario di viaggio e Reportage Fotografico
E' iniziato stamane alle 5:30 il mio primo viaggio a Firenze. Lo sciopero dei trasporti ha messo in forse tutto il nostro progetto di viaggio costringendoci ad un alzataccia da esodo vacanziero.

Non c'è modo di arrivare in stazione quando c'è sciopero così per prevenire la perdita del treno Intercity siamo mossi presto, prima ancora che cominciasse.
In stazione nonostante lo sciopero dei treni non c'è stato verso di anticipare la partenza, il nostro treno era tra i garantiti e quindi secondo l'esperta della biglietteria eurostar non ci spettava di cambiarlo.

Alle 12 eravamo ancora in stazione ad aspettare il nostro Eurostar garantito delle 12:15 che in un paio d'ore ci avrebbe portato in centro a Firenze.

Non potevo considerarmi italiano ed appassionato d'arte senza aver mai visitato una delle città più belle e famose d'italia. Così in soli tre giorni concentreremo una visita delle cose più belle che ci sono a Firenze in modo da rifarmi del tempo perduto.
Per questa volta abbiamo deciso di non visitare gli Uffizi, ci vorrebbe troppo tempo e non potremmo vedere altro. Sarà di sicuro la tappa obbligata del nostro prossimo viaggio a Firenze, quando avremo meno cose da vedere e più tempo a disposizione.

Il treno corre veloce sui binari mentre il panino del Mc Donald opprime come un macigno il mio stomaco.
Ho tra le mani "Lo zen e l'arte della manutenzione della motocicletta" di Pirsing e mi accingo a leggerlo sperando di non finire come quel mio amico che dopo averlo letto ha smontato la moto in tanti piccoli pezzi che ora non riesce più a mettere insieme.

Il nostro b&b si trova a due passi dalla stazione, siamo riusciti a prendere una matrimoniale con colazione per due notti a 99€ grazie a Groupon. La ragazza che ci accoglie è gentile e simpatica ci mostra la nostra stanza e ci da alcune informazioni turistiche su Firenze. La camera � grande e sobria, molto semplice negli arredi moderni con richiami retr�. Su tutti prevalgono molto i colori bordeaux dei tendaggi e del copriletto che ben spezzano la monotonia delle pareti bianche.
Sulla parete in testa al letto spicca un grande quadro ritraente un gallo piumato nei colori dell'azzurro ed il celeste. Non capisco se possa avere un qualche significato simbolico ma si sposa bene con il resto dei colori e dell'arredo.
In un paio di minuti ci cambiamo e siamo pronti per visitare la città. Salutiamo "La Locandiera", è così che si chiama il b&b dove alloggiamo ed è così che chiamerà la ragazza che lo gestisce ed usciamo.

Nella mia testa mi ero immaginato una cittadina diversa da questa, sul modello di Siena, Lucca ed altre cittadine medievali che avevo visitato. Firenze è diversa, le strade sono un misto di edifici antichi e moderni, negozi luccicanti e vecchie botteghe, vie dello shopping e bancarelle e quasi mai si ha l'impressione di trovarsi in un epoca passata e romantica.

Passeggiando dal nostro albergo al centro la prima cosa che abbiamo notato è la bella facciata marmorea della chiesa di Santa Maria Novella, che da sola riempie l'enorme e spoglia piazza.
Ci sono volute per visitarla più di due ore e l'ausilio di un'apposita audioguida, data l'inutilità della nostra guida National Geographic con le sue stringate descrizioni dei monumenti.

La basilica è tra le più importanti chiese Fiorentine ed era il punto di riferimento dei domenicani. La facciata è adornata da fantastici marmi policromi e da un portale ispirato a quello del Phanteon ma quando si entra pagando il biglietto obbligatorio si resta stupiti dalla bellezza degli affreschi e le opere qui conservate.

L'intero conserva le caratteristiche tipiche delle abbazie gotiche cistercensi, con le infinite volte e la pianta a croce egizia. Ci sono tre navate immense che si restringono verso l'altare, dando così l'illusione di uno spazio immenso.

Sono molteplici ed interessanti le opere e le cappelle affrescate ma la cosa che più colpisce è di sicuro la Trinità del Masaccio, prima opera dove si sperimentava la prospettiva, che varia a seconda del punto di osservazione dando l'illusione di una tridimensionalità che non esiste. Il fantastico pulpito del Brunelleschi dal quale furono scagliate le prime accuse di Eresia per Galileo Galilei ed il crocifisso di Giotto che adesso pende al centro della chiesa.

Sono molto belle anche le cappelle affrescate degli Strozzi con gli affreschi di Filippino Lippi, la cappella bardi, la cappella Rucellai, quella Gaddi ed il magnifico Crocifisso del Brunelleschi. La cappella maggiore, quella Tornabuoni, è invece affrescata magistralmente da Domenico Ghirlandaio. Pare che alla sua realizzazione abbia lavorato anche Michelangelo Buonarroti che all'epoca era allievo del Ghirlandaio.

Sembrava non finire più la visita audioguidata tanto che ad un certo punto avevo solo voglia di riconsegnarla ed andarmene via.

Ci siamo spostati poi nella più imponente ed importante piazza di Firenze, dove il duomo con la sua enorme facciata di marmi policromi, il battistero e la torre a sezione quadrata riempono tutto lo spazio visivo.

Il Campanile fu progettato da Giotto, ma realizzato da Andrea Pisano e completato da Francesco Talenti. E' alto 84 metri ed ha una struttura che si alleggerisce man mano che sale grazie alla presenza di bifore e trifore. E' rivestito da marmi policromi bianchi, verdi e rosati e decorato anche da numerose sculture e formelle.

Il battistero si trova fra Piazza del Duomo e Piazza San Giovanni, fra il Duomo e l'Arcivescovado, nel centro religioso della città. La facciata principale dell'edificio ottagonale è rivolta verso il Duomo, mentre l'abside si trova verso Ovest.

Un trionfo di bianchi marmi, statue, logge, balconcini, merlature, magnifici portali e tantissimi altri particolari che non basterebbe una settimana per notarli tutti.
La coda per entrare a visitare il Duomo e quella per salire sulla cupola sono sconfortanti, serpeggiano e curvano in tutta la piazza e ci è ripresa fame, così decidiamo di concederci un bel gelato.

Proprio a dietro la piazza del duomo hanno aperto una succursale di Grom, la ormai famosa gelateria Torinese che sta conquistando la scena di mezza italia con i suoi gelati dichiarati artigianali.
Decidiamo che questa può essere l'occasione giusta per provarlo.
Giriamo la piazza, attraversiamo il vicoletto e ci troviamo di fronte una bella coda che esce dal negozio per poi proseguire sul marciapiede laterale. Come poteva non esserci coda anche per il gelato in una città dove le code sembrano essere la norma?

Sotto il sole cocente, in mezzo agli altri turisti impazienti aspettiamo il nostro turno di scegliere il gelato. Dopo un quarto d'ora abbiamo finalmente il nostro gelato, il mio è un cono con crema Grom e gianduia (il gusto del mese) mentre Simona prende un cono con crema Grom e caramello al sale dell'Himalaya.
Il gelato è buono, forse un tantino troppo dolciastro, come al solito preferisco il gusto preso da Simona, quel caramello con il sale equilibra meglio il gusto del gelato.
Finiti in nostri gelati convinco Simona a salire sulla torre. I 414 scalini ci costano 4€ ma il panorama che si gode dall'alto ripaga pienamente della spesa e la fatica.
La discesa è la cosa peggiore, non certo per la fatica, scendere delle scale non è faticoso ma l'eccessivo lavoro che svolgono i polpacci nello scendere tutti quei gradini si è fatto sentire appena arrivati in fondo alle scale.

Forse un quarto del gelato ingerito mezz'ora prima l'abbiamo smaltito con la salita alla torre, ora abbiamo sete, per fortuna i negozi di alimentari ed i bar vendono le bottigliette dell'acqua a 70 centesimi, un prezzo accettabile per il centro di Firenze che ci consente di comprarne in quantità.

Il duomo sta per chiudere ma il battistero resta aperto fino a sera, così decidiamo di visitarlo subito.
Altri 4€ a testa ben spesi per visitare un edificio davvero interessante.
L'enorme cupola ricorda quella del Phanteon a Roma da cui trae una sicura ispirazione. Qui la sezione è ottagonale invece che circolare e l'interno della cupola è rivestito con un fantastico mosaico dai toni dell'oro.
Artisti importanti furono impegnati nella realizzazione dell'immenso e meraviglioso mosaico tra cui Cimabue che realizzò alcune scene raffiguranti Giovanni Battista.

Sarei rimasto per ore li dentro a guardare il mosaico, con il giudizio universale, le gerarchie angeliche e le scene della vita di cristo ma c'erano tante altre cose da vedere.
Di sicuro la prossima volta mi munirà di un binocolo, che può essere molto utile quando vuoi osservare particolari messi così in alto. A casa ne abbiamo uno piccolino ma a quanto pare è così utile nascosto in un cassetto che non abbiamo voluto disturbarlo.

Una passeggiatina a palazzo vecchio per controllare gli orari di apertura e poi abbiamo puntando subito su ponte vecchio, il posto più romantico, fotografato, zeppo di turisti e gioiellerie di tutta Firenze.

Poco prima di raggiungere ponte vecchio un gelataio particolare ha catturato la nostra attenzione, vendeva solo gelati su stecco, simili a dei ghiaccioli ma preparati artigianalmente. Infatti il venditore ci ha tenuto a specificare che i suoi non erano ghiaccioli ma gelati sullo stecco e per capire la differenza bisognava provarli.
Abbiamo preso quello alla frutta senza zuccheri, coloranti e conservanti che si è rivelato strepitoso.
Il gusto scelto è stato pompelmo rosa, amarognolo come un vero pompelmo e denso come un frullato, qualcosa che difficilmente si può spiegare a parole. Aveva ragione, non erano affatto semplici ghiaccioli ma dei capolavori del gelato.
Per non esagerare ne abbiamo preso uno solo, pentendoci poi strada facendo quando tra un morso ed una leccata a testa è finito lasciandoci con un desiderio matto di tornare a provarli tutti. Fortuna che avremo tempo per tornarci prima della fine della nostra vacanza.

Al tramonto il Ponte Vecchio è perfetto per scattare delle romantiche foto ricordo di Firenze. Osservandolo mi chiedo come possano reggersi tutte quelle botteghe su di un ponte così piccolo ed antico.
Mentre estasiato ammiravo la perfezione di un architettura del passato è arrivata la telefonata delle nostre amiche, ci avevano promesso di portarci a cena in un posto speciale, Le mossacce.

Abbiamo tempo per un salto veloce in albergo, per cambiarci e riposare una mezz'ora. Ci hanno dato appuntamento direttamente al locale che si trova dietro la piazza del Duomo, non troppo lontana dalla nostra locanda.
Quando arriviamo alle Mossacce, le nostre amiche ancora non ci sono, cominciamo a chiacchierare con il titolare e ci accomodiamo al primo tavolo che si è liberato.

Quando ho chiesto dov'era il bagno, il cameriere mi ha detto di rivolgermi in cassa e mi ci avrebbero accompagnato. Sono andato in cassa ed il titolare, appena ha sentito la mia richiesta, ha preso delle chiavi da dietro il banco e mi ha chiesto di seguirlo fuori dal locale.
L'ho guardato sgomento ma mi ha ribadito che non scherzava, il bagno si trovava proprio fuori dal locale.
E' uscito dal locale, ha percorso il marciapiede ed ha girato l'angolo del palazzo, io lo seguivo in silenzio. Dopo aver percorso altri venti metri ha aperto un portone di un palazzo dove ci siamo infilati, nascosta nell'intonaco colorato c'era una piccola porticina chiusa a chiave, l'ha aperta, io sono entrato e lui è sparito.

Mi trovavo in un minuscolo bagno nascosto nell'androne di un palazzo. Quando ho finito e sono uscito dalla porticina che si è richiusa dietro di me mimetizzandosi con l'intonaco, il proprietario non c'era più, mi sono avvicinato al portone del palazzo che si è aperto automaticamente e sono uscito per ritornare al locale e raccontare questa bizzarra cosa ha Simona.
Le nostre amiche erano arrivate, sedevano al piccolo tavolo, uno dei sei o sette magicamente incastrati nel minuscolo locale e chiacchieravano amabilmente con Simona.
Quando è arrivato il cameriere abbiamo ordinato un antipastino di salumi locali e bruschette per tutti ed una bella Fiorentina da un chilo e cento per me e Simona. Le nostre amiche hanno preferito tenersi leggere, a loro dire, ordinando dei tortelli in bianco, una ribollita e dei calamari con le verdure. Per contorno abbiamo preso fagioli all'uccelletto per noi e patate al forno per tutti. Non sono mai di troppo le patate.
Nell'attesa le nostre amiche ci hanno spiegato perchè il locale si chiama le Mossacce.
In questo locale da sempre non si accettano prenotazioni, quindi quando dei clienti al tavolo hanno finito di mangiare, devono lasciare libero il tavolo hai clienti in fila fuori dal locale.
Se qualche cliente tarda ad alzarsi ed andare via dopo che ha finito di mangiare, il titolare del locale gli farà dei gesti per fargli capire che deve lasciare libero il tavolo. Da questi gestacci o mosse, deriva il termine Mossacce che da il nome al locale.

Il cameriere arriva quasi subito con gli affettati ed un fiasco di chianti da un litro e mezzo, poi ci porta un cestino di pane sciapo e comincia la festa.
Assaggio il salame che è squisito, poi il dolcissimo prosciutto tagliato a mano ed infine la mitica sbriciolona, un tipo speciale di salume derivato dalla finocchiona toscana che riesce ad incantarmi. Non so chi e quando abbia ordinato il vino ma so solo che lo sto bevendo con piacere.
Di sicuro non è il migliore dei Chianti ma per una cena va benissimo.
Non durano tanto i salumi, in pochissimo tempo li abbiamo spazzolati tutti. ci servono allora i crostini con i fegatini di pollo. Non mangio mai il fegato, non mi piace il retrogusto che lascia in bocca, ma questi fegatini sono spettacolari, bisogna proprio concentrarsi per capire che si tratta di fegato.

Sono un po' brillo e con bramosia attendo l'arrivo della mitica fiorentina, pare che in questo locale sia particolarmente buona, così non vedo l'ora di poterla addentare.
Tre centimetri di carne tenera e cruda che catturano tutta la mia attenzione.
Le nostre amiche ci lasciano assaggiare la ribollita ma sono troppo preso dalla bistecca per potergli dare la giusta attenzione.

La cottura non è delle migliori, Simona ha chiesto al cameriere di portarcela quasi cruda e quindi manca la caratteristica crosticina che dovrebbe fare da guscio alla parte cruda interna rendendola perfetta.
Con stupore del cameriere e delle nostre amiche, non ci mettiamo molto a divorarla, finendo per litigarci il rosicchiamento dell'osso.

Le nostre amiche, quando vedono il mio modo di mangiarla, aggiungendo olio sale e pepe mi fanno notare che i Fiorentini la mangiano senza aggiungere niente.
Non mi va' di cambiare il mio approccio alla fiornentina. Degli amici Senesi mi avevano portato anni prima a mangiare la fiorentina in un posto speciale immerso nella val di Chiana a 40 chilometri da Siena. Li mi insegnarono a mangiarla in questo modo e siccome da allora non ho più trovato una fiorentina così buona, quello è rimasto il mio approccio filosofico e pratico alla degustazione della fiorentina.

La fiorentina non è una semplice fetta di carne alla brace, ma un vero rito mistico tradizionale di cui solo pochi eletti conoscono i segreti della giusta frollatura e la cottura perfetta.
Potrete trovare infinite scuole di pensiero a riguardo, su come si cucina e mangia una fiorentina e tutti vi diranno che si trovano nel giusto. Non si esce facilmente da questo genere di discorsi ed il vino ne amplifica la complessità. La bistecca nel piatto è sparita, resta soltanto un osso pulito in maniera certosina, manco fosse stato un cane a farlo.
I fagioli non erano male e sono finiti subito dopo la bistecca insieme alle ottime patate.
Restava solo un po' di vino ma ormai ero già mezzo andato.

Tutti prendono i cantucci con il vin santo che non mi ispirano, non sopporto i vini dolci, così decido di optare per un cream caramel che arriverà quando gli altri sono già intenti ad inzuppare i loro cantucci.
Il cream caramel era un tantino bruciacchiato sul fondo, garanzia di una fattura casalinga che mi costringe a rimuovere la parte bruciacchiata, lo trovo un po' troppo amarognolo ma per golosità lo finisco tutto.

Sono ormai troppo brillo ed un po' stanco di bere Chianti, così per completare la serata mi faccio portare una bella grappa invecchiata in barrique, da quando le ho scoperte non bevo altro dopo cena.

Paghiamo il conto che mi sembra davvero onesto liberiamo il nostro tavolo per i clienti successivi. Le mie amiche vengono spesso in questo locale e conoscono bene il titolare, per questo la fiorentina c'è stata scontata un poco rispetto al prezzo all'etto.

Salutiamo il titolare e gli chiediamo dove poter mangiare l'indomani, le Mossacce è chiuso e non possiamo bissare ma non sa darci indicazioni, secondo lui tutti i posti migliori sono chiusi sabato e domenica.

Non è troppo tardi, c'è tempo per una passeggiatina serale, le città di notte mostrano un volto diverso si illuminano di luci soffuse che dipingono ovunque ombre affascinanti.

Le nostre amiche non conoscevano lo stick house, il nostro venditore preferito di gelati sullo stecco, così decidiamo di passarci, si trova a due passi dal ponte vecchio e sicuramente a mangiare un bel gelatino alla frutta nonostante la cena abbondante.

Questa volta io scelgo uno stecco al lampone mentre Simona opta per uno al limone.
Il venditore ci riconosce e cominciamo a chiacchierare, gli avevamo promesso che saremmo ritornati dopo aver provato la sera prima quello al pompelmo rosa ed eccoci qui.
Gli stecchi riscuotono un vero successo anche tra le nostre amiche che prendono a chiacchierare con noi ed il venditore.
Parliamo della serata alle Mossacce, del fatto che sia chiuso il sabato e domenica e che non sia un posto per turisti e chiediamo consiglio al venditore su di un altro posto simile per qualità e prezzo.
Il gentilissimo e simpatico venditore ci suggerisce di cercare qualcosa nella zona di San Frediano, dove pare si mangi bene spendendo poco. La lontananza dal centro storico da un taglio alla zona meno turistico e più ricercato.
Paghiamo i 2,50€ ben spesi a stecco, promettiamo che ci avrebbe rivisto presto ed andiamo via.

Sul ponte vecchio non ci sono più le brillanti vetrine piene di pietre preziose ma non è diminuito il brulicare delle genti, sembra che tutti i turisti ed i fiorentini siano riuniti qui.
Notiamo con stupore che il cantante visto nel pomeriggio è ancora li nella sua postazione. Intona una lunga canzone improvvisata dando la buonanotte a chiunque passi sul ponte. Improvvisamente mi accorgo che la strofa appena pronunciata si rivolge a noi mangiatori di gelato ed un po' resto imbarazzato per l'improvvisa attenzione che quella citazione ci tira addosso. Cerchiamo un angolo libero e ci mettiamo seduti ad ascoltarlo rimirando il fiume e la gente che passa.
Mi stupisce quando al passare di una ragazza sulla sedia a rotelle, spinta dal padre, lui dica una frase simile "Buonanotte a chi spinge instancabile tutta la vita", trasferendo in quelle poche ed improvvise parole il dramma della vita sacrificata di quella ragazza sul padre e sulla sua fatica di spingere la figlia da una vita intera senza mostrare mai la stanchezza.
Non è facile improvvisare una canzone su dei passanti e non è facile trovare parole adatte che non siano offensive e poco rispettose verso persone sconosciute.

Dopo un po' che va avanti nella sua filastrocca sulla buonanotte, finisce sul serio, ringrazia tutti gli spettatori e si dedica allo smontaggio dell'attrezzatura.

Anche noi ci rimettiamo in cammino, passeggiando per le vie del centro osserviamo la città che di sera sembra meno oppressiva ed afosa. Ci sono sempre i turisti ma sono sparite le code. Le persone sembrano più calme, intontite dal vino passeggiano senza affrettarsi e la cosa mi rilassa. Non ho alcuna voglia di tornare in camera a dormire, nonostante sia sveglio dalle 5 del mattino voglio godermi questo momento di pace e serenità.

Ripassiamo dal Duomo che ora sembra più bello senza il sole a rifletterne il bianco e renderlo piatto.

Le ombre giocano tra i rilievi, le nicchie ed i balconcini, le fasce di marmo verdi e rossastre sono ora più evidenti e l'intera struttura sembra un enorme gigante accovacciato ed soffocato dalla piccola piazza di qualche chilometro quadrato.

Salutiamo le nostre amiche nei pressi della stazione ringraziandole per la bella serata e decidiamo di camminare un altro pochino.

La cena incombe pesantemente sullo stomaco e la stanchezza comincia a farsi spazio nel corpo e nella mente.
Decidiamo di riposare una mezz'ora sulle panchine in piazza Santa Maria Novella.
Chiacchieriamo tanto, beviamo un paio di litri di acqua osservando la gente in piazza. Non ci sono molte persone, anzi sono pochissime e silenziose.
Più lontano un bambino gioca con il pallone a piedi nudi, ci sembra un pazzo a giocare scalzo in mezzo ad una piazza cittadina ma deve avere i suoi buoni motivi.

Eravamo talmente stanchi e rilassati su quelle panchine che non ricordo di essere tornato in camera. L'ultimo mio ricordo di quella sera è quel bambino così bravo che giocava a pallone scalzo e sullo sfondo la facciata di Santa Maria Novella.
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