Il mio nonno materno
Era un tipo strano, mio nonno, alto e sorridente, un po’ buffo e simpatico ma mai troppo serio.
Per qualche motivo nella sua testa la vita era tutta un grande gioco divertente e nulla andava preso troppo sul serio.
Ricordo ancora bene quando dopo il pranzo restava seduto al tavolo con la testa poggiata sul braccio fino ad addormentarsi.
Tutti eravamo lì a guardarlo impauriti mentre il suo gomito lentamente scivolava sul bordo del tavolo fino a fuoriuscire completamente. Quando avveniva si destava improvvisamente dal sonno e ritornava nella posizione originaria per riprendere a dormire.
Questa scena si ripeteva infinite volte durante il pomeriggio fino a che non decideva di spostarsi su un divano o di andare a riposare.
Mio nonno non ci chiamava per nome, aveva per tutti un nomignolo buffo, mi pare che mi chiamasse "marisciall" che significa maresciallo, poi c'erano "Bubu", "Peppa", e tanti altri che non riesco più a ricordare.
Era un amante degli orologi, ne comprava tantissimi e spesso per fare degli affari si faceva anche fregare da conoscenti un po’ furbetti.
Quando gli parlavi di orologi gli si illuminavano gli occhi e gli si apriva il cuore, allora era capace di prenderti per mano, imboccare la porta di ingresso perennemente spalancata per chiunque volesse entrare e portarti a fare un giro per tutta Napoli. Giro che terminava in qualche negozio di orologi di sua conoscenza dove ti regalava sempre un qualche modello non troppo economico.
In estate spesso i miei nonni ed alcuni zii venivano con noi ad Ascea Marina, una località sul mare a sud di Napoli.
Mio zio faceva il cacciatore e tornava dalle sue gite in montagna con bei cestini pieni di funghi.
Tutti in famiglia mangiavamo questi funghi tranne mio nonno. Se qualcuno glielo chiedeva diceva che non gli piacevano o che non ne aveva voglia, poi puntualmente, la sera dopo molte ore dal pranzo quando era sicuro che nessuno si fosse sentito male e che quindi quei funghi fossero privi di elementi velenosi, prendeva i funghi rimasti e ne faceva una scorpacciata.
Mio nonno era strano, aveva tutte le malattie del mondo se glielo chiedevi ma in realtà stava bene. Quando un medico gli prescriveva un nuovo farmaco, lui continuava a prenderlo a vita anche dopo che il medico glielo toglieva.
Aveva sempre delle pasticche da prendere e quando lo faceva, ricordo che mi chiedeva sempre se ne volessi una. Per lui facevano tutte bene ed avrebbero fatto bene anche a me. Chissà cosa avrebbe fatto se gli avessi detto di si anche una sola volta ma non è mai accaduto.
Non ho mai capito se mio nonno fosse un po’ stupido o fingesse di esserlo per prendersi gioco di tutti noi.
Una cosa è sicura, mio nonno era simpatico e ci sapeva fare con i bambini. Chiacchierava con noi bambini facendo discorsi senza senso ed a volte poco educativi e litigava con gli adulti.
Mio nonno percepiva una pensione di guerra per problemi mentali, almeno così mi ricordo. Questa pensione gli ha permesso nella vita di essere indipendente e non preoccuparsi tanto di dover lavorare.
In famiglia lavoravano mia nonna, mia madre, le sue sorelle ed il fratello ma non ho mai capito cosa facesse o avesse fatto mio nonno per guadagnarsi da vivere in gioventù.
Adoravo mio nonno e ricordo che quando ci lascio aveva ancora quella vitalità negli sguardi e quel suo modo di sembrare per sempre un bambino, uno di noi.