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I panzarotti con sorpresa

panzarotti

Tra i miei ricordi più belli d'infanzia c'è quello di una domenica pomeriggio a casa dei miei nonni materni.
Come ogni domenica la famiglia si riuniva dai nonni ed io avevo l'occasione di giocare con i miei cugini.

Noi piccoli eravamo in cucina a giocare mentre tutti gli adulti se ne stavano nel piccolo salotto a celebrare il rito del pranzo domenicale.
Eravamo tre cugini maschi più grandi, di cui io ero il maggiore e due cugine più piccole.
Noi grandi giocavamo sul tavolo di marmo gelido con le costruzioni, quei pezzi di plastica colorati che amavamo incastrare l'uno con l'altro per formare case, automobili o astronavi spaziali.
Le bambine più piccole, se ne stavano invece stese sul pavimento a giocare innocentemente con le bambole.

Mentre distruggevamo il frutto del nostro lavoro d'ingegno con dei violentissimi scontri di astronavi in cui spesso a finire male erano le nostra giovani dita, la mia attenzione per un attimo è balzata al vassoio in plastica bianca poggiato sul mobile.
Sotto lo strofinaccio da cucina in un turbine di pangrattato riposavano i panzarotti pronti per essere fritti.

I panzarotti a Napoli sono quelli che nel resto d'Italia chiamano crocchette di patate, sono fatte in casa e sono sempre ripiene di mozzarella.

Per un attimo rimasi a guardare quel triplice filare di ruvidi salsicciotti di patate, poi nella mia mente di bambino balenÚ uníidea che all'ora mi sembrava geniale ma che oggi giudicherei malsana.

Fermai le guerre stellari tra astronavi di costruzioni e chiamai a raccolta i miei cugini per condividere l'idea ed ideare un piano d'azione.
Come previsto i miei cugini non mi delusero, erano entusiasti dell'idea ed avrebbero preso parte al piano.

Al più piccolo spettÚ il compito di fare il palo, doveva sorvegliare l'entrata della cucina per avvisarci dell'arrivo dei grandi ed allo stesso tempo tenere d'occhio le piccoline e fare in modo che non si accorgessero di quanto stava avvenendo.
Noi due più grandi, con una precisione chirurgica prendevamo alcuni di questi panzarotti e con un coltello da cucina facevamo un taglio netto perpendicolare nella pancia del panzarotto.
Nel ventre del panzarotto, vicino al dadino di mozzarella adagiavamo il più piccolo dei pezzi delle costruzioni, quello giallo con due agganci, poi facevamo ricombaciare la fessura modellandola fino a farla richiudere completamente ed infine riponevamo il panzarotto al suo posto nel vassoio, con il taglio verso il basso in modo che fosse impossibile accorgersi di quanto avvenuto.


Riuscimmo a lavorare tre o quattro di tutti i panzarotti, la cifra giusta per garantirci un poí di divertimento e di panico tra i commensali.
La tensione era altissima, potevano scoprirci da un momento all'altro e non era il caso di andare oltre.

A lavoro fatto, il vassoio sembrava perfetto come prima, nessuno avrebbe potuto immaginare che in alcuni di quei panzarotti ci sarebbe stata la sorpresa.
Tornammo al nostro gioco di astronavi mentre dentro un'ansia cresceva in concomitanza al tempo che passava.

La tensione era altissima, quando le mie zie e mia madre entrarono in cucina per friggere i panzarotti, noi mantenevamo una calma irrazionale, giocando in silenzio come mai prima di allora.
Quando ad uno dei tre scappava una risatina, subito provvedevamo a richiamare l'ordine con sguardi severi.


I panzarotti volteggiarono nell'olio bollente fino a dorarsi e furono poi disposti in un nuovo vassoio di portata, caldi e fumanti a dovere.
Ce ne offrirono qualcuno ma rifiutammo causando per delle mamme napoletane delle vere e proprie turbe mentali.

Poi finalmente li portarono in tavola mentre noi dall'altra stanza cercavamo di affinare l'udito per sentire i commenti.
Per un poí sembrava tutto troppo calmo poi improvvisamente un urlo squarciÚ la calma surreale che si era creata.
Mia nonna imprecava e si lamentava per il suo povero dente.

Noi accorsi improvvisamente nel salone non riuscivamo a non ridere, cosÏ anche se per tutta la vita abbiamo continuato a negarlo, decisero che era stata colpa nostra.

Non riesco a ricordare i decorsi medici del dente di mia nonna o se a qualche altro commensale fosse spettata la stessa sorte ma ricordo le tante botte prese.
» un ricordo vividissimo nella mia mente perchÈ nonostante le lacrime e le mazzate pigliate, cosÏ diciamo a Napoli, eravamo felici e fieri del nostro operato.
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