La società
Commercio
Prima della seconda guerra mondiale il Giappone era al quinto posto nel mondo per volume di commercio. Nel 1939 le esportazioni giapponesi ammontavano a circa 928 milioni di dollari e le importazioni a circa 757 milioni. La maggior parte delle esportazioni erano dirette verso territori controllati dall'impero giapponese, come la Manciuria e la Cina occupata; la bilancia commerciale annua con gli altri paesi, come Stati Uniti d'America e Gran Bretagna, era passiva: le importazioni annue dagli Stati Uniti, ad esempio, superavano le esportazioni per oltre 70 milioni di dollari (vedi Importazioni ed esportazioni). Le autorità di occupazione alleate permisero una ripresa del commercio estero delle imprese private nel 1946. All'inizio degli anni Novanta le importazioni annue ammontavano a circa 233 miliardi di dollari, e le esportazioni a circa 339 miliardi, facendo del Giappone il terzo paese esportatore del mondo; oltre il 90% del totale delle esportazioni era costituito da prodotti industriali, mentre il petrolio grezzo e raffinato rappresentava circa il 13% delle importazioni totali. Nel 1995 le esportazioni superavano i 400 miliardi di dollari, mentre le importazioni raggiungevano i 300 miliardi. Fino al 1993 le importazioni di riso erano proibite, ma gli scarsi raccolti del 1993 e del 1994 hanno costretto a importarne circa 1 milione di tonnellate metriche dalla Thailandia, dall'Australia e dagli Stati Uniti, e come risultato delle negoziazioni dell'Accordo generale sulle tariffe e il commercio, condotte nel corso dell'"Uruguay round", si è giunti a un graduale allentamento delle restrizioni. Il commercio estero rappresenta un settore essenziale dell'economia giapponese. Il mercato interno è infatti insufficiente ad assorbire l'intero volume della produzione industriale del paese. Inoltre, poiché il Giappone deve importare gran parte delle materie prime da cui dipendono le sue industrie, l'esportazione di una porzione cospicua della produzione annua è necessaria per raggiungere l'attivo nella bilancia commerciale. Il Giappone ha impiegato gli enormi profitti commerciali accumulati nel corso degli anni Settanta e Ottanta per compiere massicci investimenti all'estero, diventando il primo paese creditore del mondo. Alla metà degli anni Novanta, quasi il 42% delle importazioni del Giappone provengono da paesi asiatici, i quali in compenso assorbono circa il 33% delle esportazioni. I principali scambi asiatici avvengono con Corea del Sud, Cina, Taiwan, Hong Kong, Indonesia, Arabia Saudita, Singapore e Australia. Nello stesso periodo, i paesi dell'Unione Europea (UE) – in particolare Germania, Francia e Gran Bretagna – contribuiscono al 13% delle importazioni giapponesi e al 17% delle sue esportazioni. Gli Stati Uniti assorbono da soli circa il 28% delle esportazioni giapponesi, e da essi proviene circa il 22% delle importazioni. Altri importanti scambi commerciali avvengono con Canada, Russia e le nuove repubbliche dell'Asia centrale.
Tratto da: Enciclopedia Microsoft Encarta 99