Un’antica storia giapponese dell’epoca feudale racconta che un anziano samurai stava placidamente consumando il suo pasto serale in una locanda quando tre soldatacci di ventura entrarono nel locale. I tre avventurieri si accorsero che il samurai aveva al fianco due splendide spade di squisita fattura e progettarono di impadronirsene in vista di un lauto guadagno. Detto fatto, si accoccolarono vicino al tranquillo signore e presero a sbeffeggiarlo ad alta voce, ma il vecchio non li degnò d’uno sguardo e continuò a mangiare.
Allora i tre compari passarono agli insulti più cocenti nell’intento di scalfire quell’impenetrabile corazza d’indifferenza. Se fossero riusciti a farlo uscire dai gangheri e a fargli mettere una mano sull’elsa della spada, lo avrebbero battuto e ucciso in un baleno, essendo tre giovani contro un vecchio. Come se non bastasse il tormento dei tre provocatori, quattro mosche ronzavano attorno alle ciotole del samurai; improvvisamente, questi afferrò con fermezza uno dei bastoncini destinati a portare il cibo alla bocca e con quattro colpi precisissimi fece fuori gli insetti molesti.
A quella vista i bravacci sussultarono: se il samurai sapeva usare con tanta maestria un bastoncino, figurarsi cosa era capace di compiere con le sue affilatissime spade. Quell’uomo non era certamente pane per i loro denti.
Si scambiarono una rapida occhiata e se la svignarono con la coda tra le gambe. Solo in seguito appresero con grande sollievo di averla scampata bella. Il samurai che con tanta flemma aveva dato dimostrazione della sua eccezionale perizia, risparmiando loro la vita, era nientemeno che Miyamoto Musashi.
Tratto da "Il libro dei cinque anelli" di Miyamoto Musashi